Mondo virtuale, realtà digitale. Notizie che spaventano, mondo sconosciuto.
Emozioni che diventano… Emoticons
Pericoli che crescono in modo subdolo e sorridente, per poi esplodere senza apparente controllo. Così pare. Così percepiamo.
Confrontandoci con insegnanti e genitori prima dell’estate è emerso forte il senso di smarrimento di fronte al problema del cyberbullismo, di fronte alla violenza virtuale che riflette, nel reale, incontrollate tristezze.
Le giovani e i giovani crescono in un mondo di stimoli digitali e, con gli strumenti tecnologici, vanno alla scoperta del mondo; di un mondo che è il loro oggi e che non potrà mai essere il mondo di trent’anni fa.
La nostalgia non serve. Dire che le nuove generazioni hanno perso l’orientamento, neanche.
Se si vuole essere protatgoniste e protagonisti del loro percorso educativo serve TUFFARSI con loro. Adesso. In quel mondo ostico e sconosciuto fatto da hashtag, snapchat, ask, twitter, pixel e capirne le dinamiche, le risorse e i limiti: nelle nuovissime normative legate al cyberbullismo e alla tutela delle minori e dei minori che la legislatrice o il legislatore confeziona mettendo in luce l’attualità del problema.
Serve educare le ragazze ed i ragazzi a vivere pienamente le emozioni. Proprie e degli altri.
Lasciare spazio perché esse parlino sia nella felicità che nel dolore; e serve imparare a “stare” anche nella fatica, imparare che non si può fuggire dalle emozioni: bisogna guardare negli occhi il proprio cuore e il cuore degli altri.
Lì sta il punto di partenza. Leggere le interconnessioni tra vita e tecnologia dev’essere la normalità.
Fermarsi con le giovani e i giovani a rielaborare vissuti sperimentati, ma non riletti; rallentare il tempo di quello che hanno provato per riguardarlo alla moviola, è un regalo per la vita.
Mettere confini alla scoperta, alla libertà, al desiderio di evadere e di osare, aiuta a tutelare l’intimità del proprio cuore e della propria storia che a volte, per ingenuità o superficialità diventano squarci del cuore difficili da ricucire. Non per divieto, ma per amore.
Questi sono gli obiettivi dei percorsi che quest’anno proponiamo per le scuole col progetto “Connettiamoci. Cyberbullismo: non un problema, ma una relazione”, con la speranza di innescare nelle ragazze, nei ragazzi, nelle docenti, nei docenti, nelle adulte e negli adulti incontrati il desiderio di acquisire sempre più consapevolezza verso una realtà che non può più essere ignorata.





