Un progetto di Engim Piemonte in collaborazione
con Cooperativa Sociale E.T. e Cooperativa Orso
selezionato da Con I Bambini
nell’ambito del Fondo per il Contrasto della povertà educativa minorile,
cofinanziato da JP Morgan Chaise
in collaborazione con la FONDAZIONE CON IL SUD

RAGAZZI DISPERSI NEL MARE DELLA SCUOLA

La scuola è un vasto oceano che accoglie al suo interno una moltitudine di ragazze e ragazzi, ognuna e ognuno con la propria storia, i propri sogni e le proprie fragilità. Per alcune e alcuni questo percorso è lineare e sereno, ma per molte e molti altri si rivela un viaggio complesso, pieno di ostacoli e incertezze. Il rischio più grande che si corre è quello di generalizzare, di etichettare le giovani e i giovani con giudizi sommari come “scansafatiche”, “ribelli”, “irrecuperabili” o “invisibili”. Ma ogni ragazza o ragazzo è molto di più: è una storia unica, un intreccio di esperienze, una mappa da esplorare con cura e attenzione, capace di rivelare tesori nascosti.

Mi piace immaginare ogni ragazza o ragazzo come una piccola barca a vela. Il timone rappresenta la motivazione, quella spinta interiore che porta queste persone (o dovrebbe portarle) a scuola; i remi sono le relazioni sociali, in primis quelle familiari; e la vela è tutto ciò che circonda le ragazze e i ragazzi, dal contesto scolastico ai rapporti con le e i docenti e con le compagne e i compagni. Per navigare con successo, ogni giovane ha bisogno di un equilibrio tra questi elementi. Tuttavia, molte e molti giovani oggi appaiono disorientati: il timone è assente o rotto, i remi sono fragili, e la vela è piena di buchi. Basta una piccola tempesta per far perdere le ragazze e i ragazzi nel mare della vita scolastica, lasciandoli alla deriva. Sono le ragazze e i ragazzi “dispersi” della scuola, coloro che abbandonano il viaggio, mollano i remi e si lasciano trasportare dalle onde.

Queste ragazze e questi ragazzi spesso non si sentono comprese né compresi, ascoltate né ascoltati. Dentro di loro si accumulano rabbia, frustrazione e sofferenza, che si manifestano in modi diversi: c’è chi si chiude in sé stesso, costruendo un guscio protettivo che lo rende invisibile, e chi, al contrario, reagisce con aggressività e intolleranza verso qualsiasi regola. Ecco la vera sfida educativa: andare oltre questi gusci, rompere le barriere difensive e aiutare le ragazze e i ragazzi a scoprire i loro talenti, nascosti tra le pieghe delle loro vite.

Il progetto ICARE: un porto sicuro per ripartire

Da tre mesi, il progetto ICARE si pone proprio questo obiettivo: tendere una mano ai ragazzi e alle ragazze più fragili, quelli e quelle che rischiano di perdersi nel mare della dispersione scolastica. Il nome del progetto, che richiama la scuola di Don Milani, l’espressione inglese “I care” (“mi importa”), è già una dichiarazione d’intenti: prendersi cura di questi giovani e queste giovani, ascoltarli e ascoltarle, accompagnarli e accompagnarle e offrire loro una proposta educativa diversa, capace di rispondere ai loro bisogni e alle loro aspirazioni.

La dispersione scolastica è un fenomeno complesso, radicato in molteplici fattori: difficoltà familiari, mancanza di motivazione, contesti sociali sfavorevoli, o semplicemente un sistema scolastico che non riesce a rispondere alle esigenze di tutti. Secondo i dati più recenti, nel territorio di Torino il tasso di dispersione scolastica si attesta intorno al 12%, un dato che supera la media nazionale e che evidenzia la gravità del problema. Inoltre, il fenomeno colpisce in modo particolare i ragazzi e le ragazze tra i 14 e i 16 anni, una fascia d’età cruciale in cui molti giovani e molte giovani abbandonano il percorso scolastico senza conseguire nemmeno un diploma di scuola secondaria.
La dispersione scolastica è un fenomeno complesso, radicato in molteplici fattori: difficoltà familiari, mancanza di motivazione, contesti sociali sfavorevoli, o semplicemente un sistema scolastico che non riesce a rispondere alle esigenze di tutti. Questi ragazzi e queste ragazze non sono “falliti” o “irrecuperabili”: sono giovani (sia ragazzi che ragazze) che hanno bisogno di una scuola che sappia innovarsi, che riesca a proporre esperienze significative, relazioni autentiche e laboratori pratici. È necessario costruire un ambiente educativo in cui possano sentirsi accolti e accolte, valorizzati e valorizzate e protagonisti e protagoniste del loro percorso.
Nel progetto ICARE, i ragazzi e le ragazze hanno trovato un luogo in cui fermarsi, riflettere e riprendere in mano il timone della loro barca. Attraverso attività di gruppo come il team-building, laboratori pratici (ad esempio imparare a fare la pizza o partecipare a corsi presso la Croce Rossa), e percorsi di orientamento personalizzati, i giovani e le giovani hanno avuto l’opportunità di esplorare il proprio potenziale e di confrontarsi con il mondo delle professioni e del territorio. Queste esperienze non solo li e le hanno aiutati e aiutate a sviluppare competenze pratiche, ma hanno anche dato loro la possibilità di costruire relazioni significative e di sentirsi parte di una comunità.
Parallelamente, il progetto ha messo in atto percorsi individualizzati, pensati per dar voce alle storie personali di ciascun ragazzo o ragazza. L’obiettivo è quello di ascoltarli e ascoltarle, sostenerli e sostenerle e fornire loro strumenti concreti per orientarsi nel proprio percorso di vita. In questo senso, ICARE si configura come un porto sicuro: un luogo in cui i ragazzi e le ragazze possono approdare, ritrovare fiducia in sé stessi e ripartire con maggiore consapevolezza, forza e speranza.

Un nuovo modello di scuola: esperienze, relazioni, laboratori

Il progetto ICARE ci ricorda quanto sia importante ripensare il modello scolastico tradizionale. Per molte ragazze e molti ragazzi, la scuola non può essere solo un luogo di trasmissione di nozioni, ma deve diventare uno spazio di esperienze, relazioni e crescita personale. Una scuola che sappia accogliere le fragilità e trasformarle in opportunità, che sappia valorizzare i talenti nascosti e offrire percorsi alternativi a chi si trova in difficoltà.

Le ragazze e i ragazzi non sono numeri o statistiche: sono storie, sogni e potenzialità. Sta a noi, come educatrici ed educatori, genitori e comunità, trovare il modo di accompagnarle e accompagnarli nel loro viaggio, aiutandole e aiutandoli a navigare anche nelle acque più tempestose. ICARE è un esempio concreto di come sia possibile fare la differenza, offrendo alle giovani e ai giovani più fragili non solo una seconda possibilità, ma un nuovo modo di guardare a sé stesse, a sé stessi e al proprio futuro.

In fondo, ogni ragazza o ragazzo è una piccola barca a vela. E con il giusto sostegno, anche la barca più fragile può affrontare il mare e raggiungere nuovi orizzonti

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